Recensione: Golda ha dormito qui di Suad Amiry

Buongiorno, amanti della lettura!
Oggi vi propongo la mia opinione su Golda ha dormito qui, il mio primo approccio a Suad Amiry, autrice conosciuta per la sua ironia amara e per i temi che spesso tratta senza mai prendere le distanze dalle sue origini. Inizialmente non volevo recensire Golda ha dormito qui, che non è un romanzo ma una memoria di molte generazioni e di un popolo intero, perché mi sentivo troppo poco obiettiva, ma ho ceduto perché vorrei diffondere questa lettura per spingere le persone ad informatizzarsi e a capire cosa c'è dietro a quelle mamme velate in lacrime che abbracciano i loro bambini e che reclamano i loro rifugi, le loro case.


Titolo: Golda ha dormito qui
Autore: Suad Amiry
Editore: Feltrinelli
Prezzo: €16.00
Data di uscita: 23 ottobre 2013


Sinossi:
Di cosa è fatta la bellezza di una casa, se non della vita di chi la abita? Ma quando accade che un intero popolo si trovi all'improvviso espropriato delle sue dimore, la domanda che passa, amara, di bocca in bocca è soltanto una: che fine fa quella bellezza, e che fine fa l'anima di chi in quelle case, in quei palazzi, in quei giardini, ci ha vissuto, ci ha pianto e ci ha gioito, per una vita intera? Questa storia ha inizio nel 1948, quando gli inglesi, partendo da Israele, lasciarono due popoli in lotta: l'uno con tutto, l'altro con niente. Suad Amiry, palestinese, racconta quella perdita inestimabile, quella dei muri con dentro le anime, la memoria, i gesti, gli affetti. Muri a cui oggi, ai vecchi proprietari di sempre, è addirittura proibito avvicinarsi, è preclusa la vista, la memoria delle sensazioni. Come all'architetto Andoni, che vorrebbe tornare nell'abitazione che ha progettato e costruito, il "suo gioiello", e scopre in tribunale di non poterlo fare in quanto "proprietario assente"; o come a Huda, che preferisce testardamente la cella alla condanna di non poter rientrare nella casa dei genitori. Insieme agli effetti di un conflitto storico che dura da allora, Suad Amiry, con profonda grazia e humour dissacrante, si confronta con un tema universale e potente com'è quello della casa, che finisce per coincidere con la nostra stessa identità, con la nostra stessa, comune, storia.


Recensione:
Mi han detto che la tua casa è dove sei tu. Ci ho provato ma non sempre ci riesco.
Ci sono alcuni libri che sono delle vere e proprie testimonianze di storia e di vita: Golda ha dormito qui parla della storia della Palestina e della vita di tutti quei palestinesi sfrattati dalla loro terra e dalla loro casa. La casa che per Emily Dickinson è dove tu sei, tu famiglia, tu comunità, tu identità, nel caso di Suad Amiry che con il suo libro ci dice marhaba, benvenuti, nella mia casa, in quella che era la mia casa. Ma non è solo lei a vivere e veder vivere una tale situazione, si tratta di tutti quei palestinesi che dopo la legge israeliana del 1950, e dopo le sanguinosa guerra del 1948, sono stati dichiarati proprietari "present absentee" per cui esistono per lo stato di Israele ma non esistono in termini di diritti di proprietà. E allora l'autrice ci racconta di Andoni Barmki, architetto di buona parte di Gerusalemme e della sua amata casa: la casa come amante dalle sinuose forme, la casa che vale più della famiglia, la casa di cui mai si disamorerà. Ci racconta di come lui davanti ad un giudice ebreo rivendica il diritto di tornare a vivere nella sua casa e, al rigetto della sua richiesta, si batte i pugni sul petto e con un ghigno disperato grida; sono qui, signor giudice, come faccio ad essere assente, come faccio ad essere presente quando devo pagare le tasse ma assente per tornare a vivere nella mia casa.

Ed è stato proprio quel giorno che ho fatto un voto: sarei tornata a visitare la nostra casa, finché avevo vita e ci sarei venuta più spesso che potevo. Perché non ci si dimentichi di chi è questa casa. Un voto che da allora è diventato ossessione un'ossessione che si è fatta gravosa come la cita stessa.

La stessa casa sarà poi un museo per cui si dovrà pagare un biglietto per visitarla, e Gabi a saperlo ricorda Andoni e il suo sorriso enigmatico perché scoppia a ridere divertito di dover pagare per vedere la sua casa, mentre gli altri in coda alla biglietteria si girano da un'altra parte, altri scappano via, come se si vergognassero dell'azione di Israele nel voler cancellare ogni traccia del popolo della Palestina. Non solo Gabi, ma anche l'energica e coraggiosa Huda che è pronta a violare la legge ed entrare in carcere pur di vedere la casa che suo padre ha costruito con le sue mani.

A dire il vero abbiamo annoiato il mondo intero con la nostra storia collettiva. Ma per qualche ragione l'individuo palestinese, uomo o donna che sia, evita, o forse ha troppa paura, di condividere la propria storia personale, come se non potesse raccontare come è stato cacciato dalla propria casa, dal proprio salotto o dalla propria camera da letto. Queste storie private restano segrete, persino ai propri figli, persino a se stessi. Credo che la ferita sia ancora aperta.

Si tratta di una cronaca famigliare che è la cronaca famigliare di molti palestinesi di cui Suad Amiry si fa portavoce e, con pazienza e fatica, scrive un libro per raccontare una realtà conosciuta ma poco approfondita. Io stessa non ero a conoscenza della legge israeliana, dei tentativi del paese di allargarsi sempre più e prendersi i territorio palestinese che ormai, con grande amarezza, sembra non esistere più. Eppure non è neanche un fatto sconosciuto dato la recente informazione sul tema e la condanna di alcuni paesi occidentali dell'Israele: parole, soltanto parole, le parole che in generale sono potenti ma che prima o poi, e in questi casi, devono trasformarsi in fatti e azioni.
Impossibile rimanere obiettivi durante la lettura di Golda ha dormito qui, come è impossibile rimanere indifferenti davanti alla scrittura ironicamente amara di Suad Amiry che con questa libro non scrive una storia come sembra apparentemente, ma una dichiarazione storica dolorosa ma mai drammatica su un paese che ancora non ha avuto giustizia.

E' stato molto tempo dopo che ho capito: mentre i palestinesi ce la mettono tutta a dimenticare quando dovrebbero ricordare, gli israeliani ce la mettono tutta a ricordare quando dovrebbero dimenticare.

Commenti

  1. Che bella recensione!
    Mi piacerebbe moltissimo leggere questo libro!
    Mi sono unita con piacere ai tuoi lettori fissi!
    Se ti va di ricambiare ti aspetto da me!
    http://lamammadisophia2016.blogspot.it

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    1. Grazie, appena avrò un attimo farò un salto :)

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