martedì 28 marzo 2017

Recensione: Il salto di Sarah Manguso

Buongiorno, amanti della lettura!
Oggi vi propongo la mia sentita opinione su "Il salto" di Sarah Manguso, la quale ci racconta di perdita e di dolore; la sua perdita e il suo dolore.


Titolo: Il salto. Elogia per un amico
Autore: Sarah Manguso
Editore: NN Editore
Prezzo: €16.00
Data di uscita: 16 marzo 2017

Sinossi:
"Gli piaceva il pesce bianco mantecato. Gli piaceva bere il Manhattan. Era saltato davanti al treno, fine della storia". Il 23 luglio 2008, a New York, Harris J. Wulfson si getta sotto un treno della metro. Harris amava la musica e le donne, aveva un lavoro, un amore e una vita piena, a tratti felice. Soffriva, però, di episodi psicotici, ed è dopo uno di questi che fugge dall'ospedale dove è ricoverato e si lancia nel bagliore di un treno in arrivo alla stazione. Per Sarah Manguso la scomparsa di Harris è la perdita di un amico, il più caro, il più intimo. Ma l'autrice non vuole ricostruire le circostanze del suicidio e neppure scrivere la sua biografia. Il salto è un memoir, una meditazione e un libro sulle parole: amicizia, memoria, dolore, morte. Parole sincere, perché precise e delicate. E immortali, perché materia della vita e di tutte le storie. Ma soprattutto parole coraggiose e necessarie, perché maneggiare il dolore è difficile e faticoso, a volte quanto provarlo, ma aiuta ad accettare il distacco, anche quello definitivo, e a fare il salto verso l'amore e l'infinito.


Recensione:
Bene o male tutti abbiamo perso qualcuno che amavamo, ed ogni perdita è unica, personale e non si possono confrontare più perdite sullo stesso piano. Ogni lutto è privato. Tuttavia, però, non è neanche difficile entrare in empatia con chi come noi vive lo stesso calvario, non è difficile entrare nel lutto privato di Sarah Manguso e allinearsi al suo male. La giovane autrice ci invita ad assistere al suo esorcismo del dolore, il quale si è impossessato della sua mente esattamente come un dybbuks - uno spirito maligno - si è appropriato del corpo di Harris, il suo amico più intimo, il fratello dal sangue diverso, il compagno della sua anima. Harris soffriva di episodi psicotici e ha tentato di salvarsi andando in ospedale a farsi curare, invece il suo malessere si amplificato sempre di più fino ad esplodere in un pensiero ciclico della durata di dieci ore, quelle ore in cui Harris ha vagato per la città sotto una pioggia battetene dopo essere scappato dall'ospedale, quelle ore che si sono concluse con un salto nel vuoto, con l'impatto contro un treno in corsa. Ci vuole un attimo, solo un attimo, e la vita che non c'è più ha il suono di un brevissimo scontro.

Mi ero tanto sforzata di dimenticare la morte di Harris che ormai i ricordi sono vaghi, erosi dal tempo, ricoperti dalla polvere di tutto quello che è accaduto poi. Ma ora voglio ricordarla, e impedire che mi tormenti.

Sarah Manguso, anche se dopo aver spogliato senza pudore la sua vita privata e i suoi pensieri più intimi mi sento di chiamarla solo Sarah, aveva l'intenzione di scrivere un libro che ricostruisse proprio quelle dieci ore in cui Harris aveva ancora un corpo, e invece ha finito per scrivere pagine e brevi paragrafi in successione che sono fotografie di emozioni, di riflessioni e di pensieri sempre lucidi, tipici di chi ha il sangue freddo. Sarah con Il salto sembra un artigiano dalle mani delicate e precise che cerca di dare forma a quel che provano i sopravvissuti, i superstiti, quelli che sono talmente fortunati da essere ancora vivi. Sarah non si vergogna di dire che lei stessa ha sofferto di episodi psicotici e risoluta dice anche che il farmaco che viene somministrato in questi casi è la causa della morte di Harris, perché fa perdere il controllo del proprio corpo, ci si vuole togliere via la pelle, non la vita, ma si è disposti a tutto pur di porre fine a quell'irrequietezza che il corpo trasmette alla mente.

All'inizio pensavo che la morte fosse una cosa a sé stante, un oggetto nel mondo, un pezzo di tempo e spazio.

Il salto di Sarah è un libro di quelli la cui brevità è capace di distruggere, parla di perdita, di quanto sia difficile superarla figurarsi accettarla, di come quei superstiti di cui parlavo prima o poi cadono in un vortice di sensi di colpa e di responsabilità. Il salto, scritto con pazienza e con una prosa stanca, esausta e quasi rassegnata, parla anche di quanto sia difficile dire addio a chi va via ponendo in contrasto realtà e follia. Ma Sarah non cade mai nel tragico, sebbene la sua disperazione sia ben composta e ha le sembianze di una disperazione anziana, di quelle che hanno dell'esperienza dettata dal tempo passato. Il tempo che passa, ma che non cura mai quella ferita aperta; un libro che è bellissimo e che lascia il segno.

Quello che non riesco ad accettare non è la morte di Harris, ma che non sia più vivo.

2 commenti:

  1. Bella recensione, complimenti! Mi ispira molto come letteura, ma allo stesso tempo ne sono intimorita! Dolore e perdita, anche se, come in questo caso, altrui, sono sempre difficili (a volte scomodi) da affrontare...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie! :)
      Ti capisco perfettamente, sono quei libri che io definisco "disagianti", perché effettivamente mettono a disagio e ci fanno sentire scomodi. Ma qui, nonostante il tema reale, non c'è dramma, il che un po' aiuta. Leggilo quando te la sentirai, per apprezzarlo meglio ^^

      Elimina

Lascia un segno nel mio scaffale di libri con un commento ^-^ mi farai molto felice!

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...