martedì 14 febbraio 2017

Recensione: Anche noi l'America di Cristina Henriquez

Buongiorno, amanti della lettura!
Oggi vi propongo la mia opinione su Anche noi l'America, entrato a far parte dei miei libri preferiti in assoluto. Ritengo, inoltre, che la storia di Cristina Henriquez sia una di quelle che arricchiscono la vita di ogni persona oltre che di ogni lettore; una storia che può essere usata per combattere l'ignoranza e per sensibilizzare tutti noi ad un'attualità diventata routine e, di conseguenza, ignorata.


Titolo: Anche noi l'America
Autore: Cristina Henriquez
Editore: NN Editore
Prezzo: €17.00
Data di uscita: 17 marzo 2016


Trama:
Maribel Rivera è una ragazzina bella e felice, fino all'incidente che le cambia la vita. I genitori decidono di abbandonare la sicurezza della propria casa in Messico per trasferirsi negli Stati Uniti, nel Delaware, così da garantirle la migliore assistenza possibile. Il sogno americano dei Rivera si traduce nella possibilità di dare un futuro alla figlia. Mayor Toro vive nella casa accanto, e la sua famiglia è arrivata dal Panama quindici anni prima. Il ragazzino è il solo che riesca, lentamente, a entrare in sintonia con Maribel e a farle tornare il sorriso. Le voci di Mayor e di Alma, la madre della ragazza, si alternano con quelle della comunità dei vicini: uomini e donne dalle vite divise, che devono lottare per conquistare un nuovo presente lasciandosi alle spalle la nostalgia e le fatiche del passato.


Recensione:
Mentre si costruiscono muri e si chiudono le frontiere, libri come Anche noi l'America e le parole che lo compongono fanno quasi male. Mentre il tempo avanza, il mondo sembra tornare indietro e le persone, che mai hanno smesso di discriminare ed essere discriminate, sembrano rivivere vecchi e tristi capitoli della storia. La storia che non vogliamo dimenticare, tanto che ogni giorno è la giornata mondiale di qualcosa, la giornata in cui si rimembra un massacro per non dimenticare, nel frattempo la vita in altre parti del mondo non può vivere lo stesso lusso, non può prendersi una pausa dai pregiudizi e dal loro senso appartenenza. Anche noi l'America sembra una storia che un po' ha previsto un futuro in cui gli Stati Uniti d'America, il paese considerato per eccellenza sinonimo di libertà ma allo stesso tempo la potenza più contraddittoria mai esistita, sembrano spezzarsi in due: odio e tolleranza ogni giorno sono in prima pagina, il caos sembra dilagare e le minoranze tremano. Le minoranze che fuggono dai loro paesi, dal loro tutto, in cerca di sicurezza, ma che sembrano essere degli eterni e perenni emigrati: fai la valigia una volta, la farai per sempre.

Avevamo impacchettato la nostra vecchia vita e l'avevamo lasciata indietro, poi ci eravamo precipitati verso una nuova esistenza con poche cose, noi stessi e la speranza. Sarebbe bastato? Andrà tutto bene, mi dissi. Andrà tutto bene.

Anche noi l'America, della talentuosa Cristina Henriquez, rappresenta il sogno di ogni famiglia in fuga dal proprio paese in cerca di migliori condizioni di vita per sé ma soprattutto per i propri figli. Come la famiglia Rivera che rispettando la legge e le regole, la burocrazia e in preghiera, attende i visti per superare il confine tra Mexico e USA e garantire alla splendida figlia Maribel un'istruzione che le permetta di recuperare parte delle sue capacità cerebrali perdute dopo un'incidente. Abbandonare la propria casa, famiglia, il profumo della propria terra, la propria lingua per il sogno di sempre, l'America. Per cosa, poi? Per un appartamento spoglio e gelido, per dei pranzi e delle cene povere perché non si hanno i soldi, per un materasso per terra su cui già altri precedentemente si sono coricati. Si cerca di sopravvivere, si fa il possibile per i propri figli. Lo sanno anche i Toro che hanno anche loro due figli e uno di loro, Mayor, avrà un ruolo determinante della guarigione di Maribel: i ragazzi vivono il momento, e non importa se non si deve o non si può fare, non importa entro quali confini territoriali si è: ci si innamora e basta.

Noi siamo gli americani invisibili, quelli che a nessuno importa nemmeno di conoscere perché gli hanno detto di avere paura di noi e perché forse, se facessero lo sforzo di conoscerci, si renderebbero conto che non siamo poi così cattivi, e forse addirittura che siamo molto simili a loro. E chi odierebbero, allora?

Anche noi l'America è un romanzo corale dove, però, non assistiamo solo alle vicende delle due famiglie principali, ma conosciamo più personaggi sudamericani anche loro approdati sul suolo statunitense in cerca di fortuna, tutti che però in qualche modo falliscono. Perché non importa se prima o poi ottieni la cittadinanza e non importa se parli inglese, rimani uno straniero, rimane colui che vuole rubare il lavoro agli americani, colui che è la feccia dell società americana, rimani parte della minoranza, rimani un emarginato. Non importa se  invece tu, straniero, vuoi far parte di quella società, se sei andato a votare come qualsiasi altro americano, se paghi le tasse e rispetti la legge.
Anche noi l'America è stato un romanzo mondo per me, perché la storia delle due famiglie che si intreccia e porta a quei devastanti "e se" è stata così coinvolgente che non ho voluto finire le ultime pagine per paura che il mio presentimento si sarebbe avverato: il lieto fine per persone come gli onesti Rivera non esiste, lo si percepisce sin dall'inizio. Con uno stile riflessivo, una penna paziente e una scrittura piena di umiltà, Cristina Henriquez, poi, ha dato vita a personaggi a cui è impossibile non affezionarsi, e quante sono state le volte in cui avrei voluto abbracciarli o solo far sentire il mio sostegno, in silenzio, oppure, ancora, dir loro che li capisco, che anche io sono straniera dalla nascita.

Una spiaggia, però, non è tutte le spiagge. E una patria non è tutte le patrie. E secondo me lo sentivamo tutti, su quella spiaggia, quanto eravamo lontani dal posto da dove eravamo venuti, in un modo che era bello ma anche brutto. - Com'è bello - disse mia madre, fissando l'oceano. Poi sospirò e scosse la testa. - Questo paese -.

Libri come Anche noi l'America fanno male, dicevo all'inizio, soprattutto se collocati nella triste attualità che ci riempe le orecchie tutto il giorno. Ma a me, se possibile, ha fatto ancor più male perché anche i miei genitori hanno lasciato la loro terra per permettere a me e a mio fratello degli studi che ci avrebbero garantito un futuro certo e stabile.
Anche noi l'America, anche noi l'Italia, anche noi la Francia, anche noi indipendentemente dal colore del passaporto, siamo persone.
Anche noi l'America di Cristina Henriquez è un libro che certamente apre gli occhi a chi queste realtà le vive con distacco come tutta l'informazione del TG serale, fa sì che la mente e l'attenzione sia focalizzata sui veri protagonisti delle continue fughe ed esodi; libri come questo danno voce proprio a loro ed è impossibile non entrarci in empatia perché i Rivera e i Toro del romanzo di Cristina Henriquez diventano portavoce di qualcosa di grande, di qualcosa da capire e, soprattutto, qualcosa di cui avere consapevolezza e affrontare con la dovuta umanità. Cristina Henriquez, naturalizzata americana di padre panamense, ha scritto Anche noi l'America senza odio e rancore, senza pregiudizi e senza accuse, a parlare e a conquistare sono solo i suoi Unknown Americans.

Perché un posto ti può fare molto male, ma se è casa tua o lo è stato una volta, lo ami comunque. Funziona così.

4 commenti:

  1. Devo ammettere che sembra molto interessante.

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    1. Interessante è dir poco, è una scoperta bellissima *-*

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  2. Finalmente ho trovato un attimo per leggere questa recensione! Come sai il romanzo l'avevo già puntato e aspettavo con curiosità il tuo pensiero.
    Sono davvero contenta dei tuoi toni entusiasti, di sicuro è un romanzo difficile ma penso che debba essere letto proprio per la sua "attualità" ^^
    Bella recensione, lo inserisco tra i libri da leggere!

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    1. Per la sua attualità, sì, sicuramente, ma anche il romanzo e i personaggi sono indimenticabili. Spero davvero che ti piaccia, Jerry ^^

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