Recensione: Ladivine di Marie NDiaye

Buongiorno, amanti della lettura!
Oggi vi propongo la mia opinione su un libro la cui storia è distruttiva, la cui prosa è sublime e, complice una traduzione elegantissima, Ladivine è stata una lettura indimenticabile.


Titolo: Ladivine
Autore: Marie NDiaye
Editore: Giunti Editore
Prezzo: €18.00
Data di uscita: 21 settembre 2016


Trama:
Il primo martedì di ogni mese, seguendo un rituale immutabile, Clarisse Rivière lascia il marito e la figlia per prendere in gran segreto un treno per Bordeaux. Lì, in un quartiere popolare vicino al porto, vive sua madre, Ladivine. I suoi familiari, però, non sanno niente di lei e sono convinti che Clarisse sia orfana. Allo stesso modo Ladivine ignora la loro esistenza: Clarisse infatti ha sempre taciuto ogni dettaglio della propria vita alla madre, una donna che teme, disprezza e compatisce al tempo stesso. Abbandonata molti anni prima dal padre di Clarisse, Ladivine lavora come domestica, ha solo sua figlia al mondo e la ama di un amore immenso e opprimente. Bianca come suo padre, Clarisse, che in realtà si chiama Malinka, rifiuta il proprio nome almeno quanto rinnega le sue origini e la pelle nera della madre. Adesso, dopo anni di inganni, la tranquilla esistenza borghese costruita da Clarisse rischia di essere soffocata dalle stesse mura che ha eretto per proteggersi. Sarà sua figlia, che porta il nome della nonna, a intraprendere un viaggio a ritroso verso la misteriosa terra da cui proviene Ladivine.


Recensione:
Ladivine è una storia tra luci e ombre in continua lotta, come l'autrice Marie NDiaye che ha ormai abituato il suo pubblico francese a storie di donne e di differenze culturali; e qui sembra aver concentrato tutti i temi a lei cari presentandoci tre generazioni di donne in attrito con famiglia e origini.
La genesi del tutto avviene in un piccolo appartamento di Parigi con Ladivine, donna di origini africane che di mestiere fa le pulizie nelle case dei francesi, e con la figlia Malinka che dal padre sconosciuto ha ereditato la pelle bianca. E non importa se scura non è, per precauzione Malinka si trucca pesantemente per non essere smascherata dalla compagne teenager che con espressione di disgusto guardano la madre di Malinka e le chiedono chi sia quella "negra", lei, con prontezza, risponde che è la serva. Ed è così che la chiama tutta la vita, anche quando stacca definitivamente il cordone ombelicale dalle sue origini chiamandosi Clarisse, sposandosi e diventando a sua volta madre. Si finge orfana davanti a Richard e alla figlia che, come prova dell'amore incondizionato per la madre ripudiata, chiama Ladivine. Un segreto che pesa sulla vita di tutti i personaggi come la spada di Damocle e che porterà ad un dramma famigliare travolgente. E' che in Ladivine assistiamo a una continua e perenne ricerca della propria identità, della demolizione di questa, della sua costruzione pur di esiliare la propria identità meticcia, mentre è forte l'esigenza di rifiutare l'eredità lasciata dai genitori. Un'azione, questa, che toglie energie all'amore e alla serenità e che fa sì che perduri l'impossibilità di amare e di dialogare, come se la continua ricerca della propria identità sia bastata sulla nullità della stessa.


Aveva l'impressione di sprofondare in un pozzo di emozioni appiccicose, di molle tenerezza e di risentimento degradante, al cui bordo c'era sua madre che la guardava, integra, altera e pura nel suo amore immutabile.

Il segreto e il taciuto, poi, hanno una forza tale da essere trasmessi alla figlia di Clarisse, come vengono trasmetti i sensi di colpa e la scissione del proprio essere, che si manifesta in un viaggio con la sua famiglia in un  paese esotico mai definito che pare essere proprio africano. Ed è qui che in un'atmosfera onirica e misteriosa accadono vicende che hanno del surreale e dell'inquietante, e per il lettore tutto appare illogico e senza un filo conduttore. Ed è sempre qui che la destabilizzazione viene a contatto con i piedi nudi di Ladivine figlia e la metamorfosi dei suoi pensieri più intimi ci dicono a gran voce che siamo tutti soli.
Ladivine di Marie NDiaye racconta di vergogna, di violenza e di perdita, con una prosa calma ed una scrittura limpida e rassicurante, le quali nascondono invece irrequietezza e un mare di dolore silente. Ladivine è stata un'esperienza sorprendente e devastante, sebbene, ne sono consapevole, non adatta a tutti ed in particolare a chi non riesce resistere e sopportare il dolore nella sua forma più tragica.

Pure, si sentiva così male, così terribilmente male che il suo disagio  tornava indietro, ricacciato nel dolore pieno di repulsione, di disprezzo e di orrore generalizzato da cui il suo intero corpo era stato invaso, facendola tremare in tutte le membra e tentando inutilmente di spalancarle il petto per uscire, ma la sua carne compatta e soda si era richiusa sul dolore come le mura della casa sulle parole irrevocabili, e niente sarebbe più stato in grado, pensava, di estirparlo.

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