Recensione: Eccomi di Jonathan Safran Foer

Buongiorno, amanti della lettura!
Oggi vi propongo la mia opinione troncante di Eccomi, il miglior libro dell'anno: noioso, a tratti no sense e assolutamente sopravvalutato secondo la mia personale opinione.


Titolo: Eccomi
Autore: Jonathan Safran Foer
Editore: Guanda
Prezzo: €22,00
Data di uscita: 29 agosto 2016

Trama:
«Eccomi.» Così risponde Abramo quando Dio lo chiama per ordinargli di sacrificare Isacco. Ma com’è possibile per Abramo proteggere suo figlio e al tempo stesso adempiere alla richiesta di Dio? Come possiamo, nel mondo attuale, assolvere ai nostri doveri a volte contrastanti di padri, di mariti, di figli, di mogli, di madri, e restare anche fedeli a noi stessi? 
Ambientato a Washington nel corso di quattro, convulse settimane, Eccomi è la storia di una famiglia sull’orlo della crisi. Mentre Jacob, Julia e i loro tre figli devono fare i conti con la distanza tra la vita che desiderano e quella che si trovano a vivere, arrivano da Israele i cugini in visita, in teoria per partecipare al Bar Mitzvah del tredicenne Sam. I tradimenti coniugali veri o presunti, le frustrazioni professionali, le ribellioni e le domande esistenziali dei figli, i pensieri suicidi del nonno, la malattia del cane, anche i previsti festeggiamenti: tutto rimane in sospeso quando un forte terremoto colpisce il Medio Oriente, innescando una serie di reazioni a catena che mettono a repentaglio la sopravvivenza dello stato di Israele. Di fronte a questo scenario imprevisto, ognuno sarà costretto a confrontarsi con scelte a cui non era preparato, e a interrogarsi sul significato della parola casa.
L’atteso ritorno di Jonathan Safran Foer alla narrativa dopo oltre dieci anni travolge con l’energia e l’impatto emotivo del suo libro d’esordio, confermando il talento di uno scrittore unico. Ironico e irriverente, commovente e profondo: un romanzo-mondo che affronta in una prospettiva universale i temi cari all’autore – i legami famigliari, le tragedie della Storia, l’identità ebraica – e insieme apre squarci di grande intimità.


Recensione:
Dopo dieci anni viene dato l'annuncio del ritorno di Jonathan Safran Foer, lo stesso che ha conquistato tutti con Ogni cosa è illuminata e che ha fatto piangere tutti gli animi sensibili con Molto forte, incredibilmente vicino. E, prima ancora che si sappia come uno dei più grandi autori contemporanei americani viventi avesse deciso di tornare sotto il riflettori, Eccomi, il nuovo romanzo ancora in stampa, è diventato un caso editoriale. Eccolo, si gridava al futuro acquisto; eccolo, in tutti i social fresco di acquisto; eccoti gli ho detto io. Come una minaccia, come un avvertimento, come se volessi fargli capire che potrà ingannare tutti, ma non me, come se lo avessi smascherato accusandolo di essere un buon figlio del marketing. E così fu, perché le sensazioni di noi lettori raramente sbagliano, ma neanche un buon marketing, se è per questo.

Perché Jacob non poteva restare disteso in una bara quanto bastava per sentire i sentimenti inesprimibili della sua famiglia ma poi tornare nel mondo dei vivi con quello che aveva imparato?

Considerato un romanzo "mondo" da molte prestigiose testate giornalistiche, già premiato come miglior libro dell'anno quando al trecentoquantaseisimo giorno mancavano ancora quattro mesi, e se lo dice il New York Times, come si può affermare il contrario. Poi arriviamo agli ultimi giorni dell'anno e La Lettura, l'inserto culturale de Il corriere della sera, lo premia realmente come miglior libro dell'anno. E io mi sono chiesta, in quella libreria con Eccomi tra le mani e la fascetta rossa ad osservarmi, cosa occorre per essere il miglior libro dell'anno, e chi lo decide?

- Dopo quella notte non mi sono mai più sentito vivo - disse Jacob, portando un'altra birra a Tamir. - La vita è stata così noiosa? -- No. C'è stata tanta vita, Ma io non l'ho sentita. -

In questo caso è servita una famiglia crepata con una bomba ad orologeria pronta a scoppiare e a distruggerla. Quella bomba si chiama infedeltà, nella sua forma più all'avanguardia con in iPhone nascosto e, di conseguenza, l'infedeltà per ripicca: un marito e una moglie che, improvvisamente, si guardano allo specchio per davvero e si rendono conto che non è solo il doppio lavandino a dividerli, ma un muro costruito in anni di non comunicazione. Lui, Jacop, il classico uomo dell'alta letteratura che si lascia vivere, un codardo che non riesce a prendere la vita per il collo, apatico, infelice, sempre in fuga dai suoi stessi desideri e dai suoi stessi sogni, di scarsa ambizione, che non riesce mai a dire quello che davvero vuole, lui che di mestiere lavora con le parole. Lei. Julia, che sembra guardare per la prima volta l'uomo che ha sposato e che decide nel giro di poco tempo che non le piace più. E quello che prima di lui le faceva comodo, come la sua apatia quotidiana e il suo essere condiscendente a tutto, improvvisamente diventa un ostacolo per se stessa.

- Ti senti così minacciato dall'infelicità che preferiresti affondare insieme alla nave piuttosto che ammettere l'esistenza di una falla. -

Nel frattempo, mentre una famiglia trema tra le mura della sua casa, la terra dall'altra parte del mondo si frattura e vibra sotto a quei troppi punti magnitudo ed Israele si ritrova in ginocchio. E qui Foer è riuscito ad irritarmi più che mai perché il paese ebreo diventa vittima di arabi e non, come se il pianeta intero non vedesse l'ora di annientare i cittadini del paese e il paese in sé. A quel punto il romanzo "mondo" di Foer sembra diventare il romanzo "mondo Israele" di Foer. E mentre leggiamo di una nazione che combatte contro tutti, le vicende famigliari dei nostri protagonisti si perdono, si annebbiano e non si comprende come si arriva a quell'epilogo inaspettato per via della personalità addormentate della coppia. Non si capiscono neanche quei dialoghi all'apparenza poveri, ma di una intelligenza e saggezza disarmante e ridicola se proveniente dai figli della coppia: davvero quei tre figli che neanche si avvicinano all'età adolescenziale parlano di vita e di morte, della vita dopo la morte, della situazione geopolitica del mondo? Se molti si sono ritrovati in questi dialoghi, io ne ho sorriso per la loro inverosimiglianza, nella loro complessità rendendo difficile seguirli e spesso mi sono trovata a chiedermi anche se i dialoghi fossero inerenti davvero alle vicende o se si perdessero dietro al tentativo di rendere filosofico il discorso e il concetto, in bocca a dei bambini troppo saccenti.

Con ingegnosità, forza e determinazione abbiamo fatto ciò che gli ebrei hanno sempre fatto: siamo sopravvissuti. Quanti popoli ben più potenti sono scomparsi dalla faccia della Terra mentre il popolo ebraico è sopravvissuto?

Foer ci ha messo dieci anni a scrivere Eccomi, io dieci minuti a capire che talvolta un nome vale più della sostanza delle pesanti seicento pagine. Eccomi ha diviso l'opinione pubblica: c'è chi lo ha amato e, anzi, ha reputato quelle seicento pagine poche; e c'è a chi, come me, non è piaciuto proprio per niente.
Tuttavia rimane aperta ancora una delle mie domande: chi decide qual è il libro dell'anno? Sicuramente i critici letterari di alto livello, quelli che immaginiamo ad un Café Littéraire a discutere della "vera" letteratura, lo decidono anche testate giornalistiche come il New York Times e, ovviamente, quante volte è stato battuto lo scontrino alla cassa.

Tra due esseri qualunque c'è una distanza unica, invalicabile, un santuario inaccessibile. Qualche volta prende la forma della solitudine. Qualche volta prende la forma dell'amore.

Commenti

  1. Eh, sai bene quanto anch'io abbia trovato saccenti queste lunghissime 600 pagine! ;)
    Ma per quanto riguarda le classifiche ufficiali... temo proprio che spesso valga di più la pubblicità (il marketing, come tu stessa scrivi) che non l'opinione di critici di alto livello. Triste!

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    1. Che fatica, Sere, davvero :)
      Forse hai ragione proprio tu e la sua affermazione triste, purtroppo!

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  2. Io non leggerò mai questo libro, già Molto forte, incredibilmente vicino mi aveva irritata abbastanza e sono arrivata alla fine (con molta difficoltà) solo per capire perché sia osannato da tutti.. E non l'ho capito!! Ok che il finale fa piangere ed è probabilmente la parte migliore del romanzo, ma per arrivarci che fatica, non ne vale proprio la pena. E la cosa dei ragazzini saccenti e saggi non la sopporto neanche io (e nel libro che ho letto io il bambino aveva 9 anni..).
    Un bacio!

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    1. A quanto pare è lo stile di Foer che, mi sa, o si ama o si odia. Come te non mi avvicinerò più a un suo libro :)

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  3. Foer è uno strano autore. Alcune frasi di Molto forte incredibilmente vicino, sono di una profondità e di una verità da lasciarmi a bocca aperta, ma Ogni cosa è illuminata, personalmente, non mi è piaciuto più di tanto. Eccomi l'ho iniziato e l'ho anche lasciato, troppo troppo pretenzioso per me. Troppo .
    Mi sono ritrovata completamente nella tua bella recensione!

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    1. Anche in Eccomi ci sono un sacco di belle frasi che riguardano l'uomo che, davvero, sono da sottolineare due volte. Ma noi vogliamo di più, perché altrimenti vado a comprarmi un libro di aforismi, no?
      Troppo pretenzioso, sì, e alla fine hai fatto bene ad abbandonarlo se non ti ha colpita e non sei testarda come me :P

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    2. Pensa che, caso assai raro, di Ogni cosa è illuminata mi è piaciuto molto di più il film del libro! ;) Il primo penso che sia molto acuto e strappa diversi sorrisi, mentre il secondo l'ho trovato di una noia mortale!

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    3. Allora sì, è proprio così, è il suo stile e o piace oppure no! :)

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  4. Ciao, ti seguo su instagram come "La contessa rampante" e se non erro mi segui anche tu. Ero molto incuriosita e così ho deciso di dare un'occhiata al tuo blog e devo dire che sono molto sorpresa e ammirata. Purtroppo (come tu già saprai), non tutte le blogger sanno scrivere o sanno comunicare con i propri lettori, mentre da quello che ho visto tu lo fai bene e sei riuscita ad attirare la mia attenzione così come penso tu abbia attirato anche quella di molti altri lettori. Mi sono iscritta tra i lettori fissi e non vedo l'ora di leggerti di nuovo. Complimenti.

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    1. Oh, sì, ti conosco e mi sembra di averti iniziata a seguire da non molto. Benvenuta in questa grande famiglia <3
      Sono d'accordo con quello che dici, che non tutti i blogger sanno scrivere, come non tutti gli scrittori del resto e loro lo fanno come mestiere. Ma ti ringrazio di cuore per le tue belle parole e spero davvero che ti sentirai a tuo agio qui :)

      Un abbraccio!

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  5. Io ho amato moltissimo Molto forte incredibilmente vicino, che ho trovato più originale di Ogni cosa è illuminata. Per Natale mi hanno regalato Eccomi, in realtà continua a incuriosirmi, ti farò sapere cosa ne penso!
    Quanto alla scelta dei migliori libri dell'anno, sicuramente alle spalle, più che marketing, c'è l'influenza culturale (e non solo) esercitata da quell'autore: più quello scrittore è un guru dell'intellighenzia che si vuole promuovere, o più aderente è il suo libro alle idee culturali che si vuole diffondere, più i suoi libri saranno diffusi, promossi, e considerati fondamentali per il decennio. Ancora non so dire se questo è anche il caso di Eccomi, dopo averlo letto avrò più elementi.
    Ciao!

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    1. Bravissima, Silvia, hai perfettamente ragione! Il nome è valso più di tutto, come in molti ambiti alla fine.

      Sarò curiosa di sapere che ne penserai, una volta letto Eccomi e spero che ti regali belle emozioni :)

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    2. Carissima, come mi hai chiesto, condivido con te cosa penso di Eccomi. Bè, premetto dicendo che, quando ero al liceo, un'insegnante di lettere disse che se non riusciamo ad andare avanti con un libro, è giusto interromperlo perchè evidentemente in quel momento non è adatto a noi. Onestamente, non so se mai sarò pronta per continuare Eccomi, che ho interrotto dopo un centinaio scarso di pagine.
      Innanzitutto, mi infastidiva profondamente questa volgarità spinta che Safran Foer ha voluto esplicitare a tutti i costi, piazzando, in maniera casuale, nel corso della prima parte del libro, frasi oscene (pornografiche aggiungerei) che solo più avanti capisci essere i messaggi che Jacob invia all'amante o presunta tale. Non mi è mai piaciuta la volgarità spinta, onestamente non ne ho mai capita la necessità, se mi scrivi che un uomo manda messaggi volgari a una donna che non è sua moglie, lo immagino da sola cosa le scrive, perchè me lo devi dettagliare?
      Ma soprattutto, sono i personaggi a irritarmi, e questo è un mio problema con molta letteratura contemporanea (non solo libraria, ma anche cinematografica o televisiva): tu protagonista sei sano, relativamente benestante, hai dei buoni genitori, una buona moglie (o un buon marito), dei bravi figli, un buon lavoro, non vivi in un paese in guerra, non patisci la fame, hai degli amici, ma di che ti lamenti? si può sapere che problemi hanno questi personaggi della narrativa contemporanea, così infelici senza alcuna motivazione reale, capaci di boicottarsi da soli e di autodistruggere le proprie esistenze?
      Capisco, questo è anche un "problema" mio: non ce la faccio a trovarmi in sintonia con personaggi così depressi e deprimenti, sono abituata a vedere con gratitudine la vita e a vedere il dolore come un'aspetto dell'esistenza di cui prima o poi si comprenderà il significato. Mi rendo conto che il mio sia un approccio molto diverso rispetto a quello di molta mentalità contemporanea. Non mi stupisce in realtà che un libro così sia stato salutato come epocale perchè questa depressione serpeggiante, questo senso continuo di inadeguatezza, questa convinzione della casualità della vita... sono tutte cose ben presenti nella mentalità contemporanea, quindi chiaro che se un libro esprime al massimo potenziale questa percezione, diventa il libro del secolo. E magari lo è proprio per questo. Io non riesco ad apprezzare questa narrativa, con protagonisti infelici che si autodistruggono. Io adoro i percorsi di formazione e di crescita: amo i personaggi che evolvono, che crescono, che con i loro limiti cercano di migliorare. Che magari partono dal basso perchè il contesto li ha resi così, oppure che commettono errori grossi (perchè la vita è così), ma che l'incontro con gente amata spinge a crescere. Ho abbandonato Eccomi per leggere "Il colore della gioia" di Diane Rose, che corrisponde a questa idea e mi è piaciuto tantissimo ( e te lo consiglio).
      Non so se in futuro riprenderò Eccomi: probabilmente sì, se non altro per capire come va a finire, ma, per concludere questo lunghissimo messaggio, non mi ha lasciato nessuna delle emozioni di "Molto forte, incredibilmente vicino".
      A presto,
      Silvia

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    3. In effetti inizia davvero bene e si perde, ne abbiamo parlato, ed è un vero peccato perché diventa veramente difficoltoso leggerlo e continuarlo. Tu hai fatto bene a mollarlo, perché è un tuo "diritto" da lettrice, ma io volevo capirci qualcosa di più e ho continuato.
      Capisco che l'esplicitazione della sessualità possa dare fastidio perché talvolta diventava davvero prolissa e occupava pagine e pagine di dettagli, ma al contrario di te non l'ho trovato una fattore disturbante, solo una cornice diciamo :)
      Ciò per che abbiamo in comune, però, è l'antipatia verso questi personaggi che non cambiano e il "male di vivere" che, guarda caso, caratterizza tutti i libri del secolo o battezzati tali.
      Ti ringrazio moltissimo per il tuo consiglio perché già il titolo mi ha conquistata! :)

      Grazie per essere tornata a lasciare la tua opinione, ci tengo molto, e ti abbraccio forte <3

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